Perché guardare A murder at the end of the world, il nuovo mystery di Disney+

Creata da Brit Marling e Zal Batmanglij, già autori di The OA, A murder at the end of the world è una delle serie più originali della stagione

Pubblicato il

Guarda adesso

Best price

  • Disney Plus
A Murder at the End of the World

Quando The OA, la serie creata da Brit Marling e Zal Batmanglij, è arrivata su Netflix, è stata in grado di raccogliere velocemente un pubblico di appassionati. Parlava di misteri, complotti, di capacità sovrumane e soprannaturali. E parlava di senso di comunità e appartenenza, di condivisione e passione. Giocava con la musica, con le atmosfere; provava a percorrere una strada diversa rispetto al mystery più tradizionale, miscelando sapientemente l’idea di fede con la fiducia per la scienza e il progresso. Per qualcuno, era semplicemente assurda: a tratti eccessiva, sicuramente ridondante. Per qualcun altro, invece, era una novità interessante.

Marling e Batmanglij si sono conosciuti mentre frequentavano l’Università. Sono diventati amici e nella loro amicizia idee e storie hanno trovato il terreno fertile per crescere. In più di un’intervista, Marling ha detto di voler scrivere film e serie proprio per darsi quei ruoli che, altrimenti, non avrebbe mai potuto interpretare. Non per sua scelta, attenzione, ma perché l’industria audiovisiva, tra cinema e piccolo schermo, non era interessata a dare spazio a quel tipo di personaggi: complessi, curiosi; fragili e allo stesso tempo determinati.

The OA si sposava benissimo con il binge watching, perché i suoi episodi avevano una struttura precisa, intelligente, e invitavano lo spettatore a non fermarsi e ad andare avanti. Ciò nonostante, vuoi per i costi, vuoi pure per una risposta che non ha soddisfatto pienamente le aspettative, Netflix ha deciso di cancellarla. E da allora, più o meno, si sono perse le tracce di Brit Marling e Zal Batmanglij. Finché, pochi giorni fa, non è stata annunciata A murder at the end of the world.

Distribuita inizialmente su Hulu, è arrivata nel resto del mondo su Disney+, nella sezione Star. Anche qui torna il mystery, ma con un’importante differenza: tutto è più possibile, più calibrato; gli spazi stessi del racconto sono più concentrati e limitati, costretti nelle quattro mura di un albergo di lusso costruito tra i ghiacci islandesi. La protagonista non è interpretata da Marling, come in The OA, ma da Emma Corrin (The Crown).

Questa è la storia di una ragazza che diventa, un po’ per caso, un po’ per vocazione, una detective. La sua grande passione è la scrittura, e come succede in Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson prova a risolvere i casi di donne scomparse e di cui non si hanno più tracce. Brit Marling ha un ruolo secondario, diciamo così; affianca Clive Owen che interpreta un miliardario intenzionato a salvare il mondo e che invita diverse figure di spicco della società a partecipare a un ritiro in cui discutere del futuro. Ecco, durante questo ritiro una persona muore. Non vi diremo chi e non vi diremo nemmeno in che modo. Ma è il punto centrale della trama, ciò che porterà la protagonista a investigare e a dubitare di tutti.

Sulla carta, A murder at the end of the world sembra l’ennesimo thriller: tanta suspense, tante premesse (e promesse) e una linearità evidente nella trama e nella narrazione. In realtà, ci sono diversi elementi che la rendono  una serie abbastanza unica nel panorama contemporaneo. Marling e Batmanglij hanno imparato a dosare le loro ambizioni. Non partono subito per la tangente. Il primo episodio funziona come un prologo: conosciamo i personaggi, capiamo – più o meno – chi sono; e ci confrontiamo con i loro desideri. Nella seconda puntata, gli eventi prendono una piega brusca, improvvisa, e il tono della storia cambia.

Nonostante la sua natura, A murder at the end of the world prova a offrire al pubblico spunti di riflessione sul futuro, sulla crisi climatica e, cosa probabilmente ancora più interessante, sulle intelligenze artificiali. Clive Owen si muove come un guru, e ha il carisma necessario per reggere anche da solo la scena. Ma la vera sorpresa è Emma Corrin. A murder at the end of the world prova, proprio come aveva fatto in passato The OA, a sfruttare il fitto intreccio di detti e non detti e a fare leva sulle sfumature e sui piccoli dettagli.

Dopo due episodi, sono evidenti sia il suo valore che il suo potenziale. Ed è senza ombra di dubbio uno dei titoli più curiosi e appassionanti di questa stagione. Perché sa prendersi i suoi tempi e non ha nessuna fretta. Parla di cose che, più o meno, conosciamo tutti e si affida in modo lungimirante al talento e alla bravura degli attori. Lo spazio ristretto funziona come il palco di un teatro: non servono grandi mezzi, basta l’immaginazione. Siamo in una situazione estrema, praticamente al limite. Eppure crediamo alle interazioni tra i personaggi, a quello che si dicono, al modo in cui lo dicono. Crediamo all’ipotesi di un miliardario paladino del mondo, e crediamo pure alla possibilità di un’intelligenza artificiale all’avanguardia. La paura di quello che potrebbe succedere viene bilanciata dalla speranza di quello che vorremmo vedere. 

Dopo il successo di The Bear, FX si conferma un marchio di qualità e una cornice ideale in cui raccogliere i progetti più innovativi – dal punto di vista creativo, artistico ed editoriale – del piccolo schermo. A murder at the end of the world non fa eccezione. Azzarda, rilancia e – per ora – convince.